Il manuale del fotografo pubblicista

Perpignan, Hotel Pams: il luogo d'incontro tra fotografi ed editori del Visa pour l'Image 2009

Perpignan, Hotel Pams: il luogo d'incontro tra fotografi ed editor del Visa pour l'Image 2009

Cristiano mi ha scritto chiedendomi alcuni consigli per chi vuole proporre i propri reportage e lavori a giornali e agenzie fotografiche, una questioncina da nulla insomma. Così ho pensato di rispondergli sul blog.

“Ho già pronti 2/3 progetti fotografici ed altri in gestazione. Sarei
interessato a proporli a giornali/riviste, oltreché eventuali agenzie di
stock o fotogiornalistiche.
Lei ritiene sia sufficiente rivolgersi direttamente ai caporedattori o
alle redazioni e proporre il proprio lavoro (ovviamente editato e
“pronto”) o vi sono iter diversi o particolari da seguire?
Fino a che punto il lavoro deve essere già editato o è meglio avere
sempre in mente la possibilità di adattarlo alle esigenze del potenziale
“compratore”?
E’ fondamentale l’intervento di un photo-editor o si può (almeno
temporaneamente) tralasciare? E come trovarne uno adeguato?”
Cristiano

Risp: due o tre progetti fotografici sono il numero giusto da proporre a chi ha poco tempo e riceve continue richieste da parte di fotografi professionisti e aspiranti reporter. Scegliete i vostri migliori, fatene il miglior editing possibile e poi chiedete un parere a chiunque prima di buttarvi. Avete il portatile con voi? Bene, ma considerate che vi conviene mettere il vostro interlocutore nella situazione di poter apprezzare al meglio il vostro lavoro: quindi meglio se ben stampato. (Stampato male=peggio che andar di notte.)
In effetti non esistono iter precostruiti. Nell’intervista multipla ai photo-editor che sto postando a mano a mano ho anche chiesto come è meglio presentare i lavori, prossimamente sarà online. Presupponendo che ognuno ha una propria teoria direi che il meglio è proporre poche immagini buone (togliete tutte quelle dubbie, senza pieta: ogni scatto dev’essere buono di per sè!) e poi rivolgetevi al photo-editor della redazione o dell’agenzia se riuscite a procurarvi il contatto, ma non sempre è così, quindi sfruttate ogni risorsa possibile, magari anche provando con l’email del caporedattore che nella stragrande maggioranza dei casi non vi risponderà, oppure quella della redazione chiedendo il contatto diretto di chi si occupa delle immagini e così via. Ci sono tanti modi di far notare il proprio lavoro: il migliore è l’incontro vis a vis che per i “comuni mortali” corrisponde alle letture dei portfolio, eventi in cui, a volte pagando altre volte no, incontrerete dei professionisti che vi sapranno dare questo genere di consigli, di solito li trovate nei festival.
Andate ai festival.
L’intervento di un photo-editor è fondamentale? Nulla lo è, quindi la risposta è no. Poi mi sembra superfluo dire che il photo-editor fa questo di mestiere nella vita e si presuppone essere la persona più adatta.

Per finire una frase dal blog che mi ha ispirato, clicca qui.

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