
Sono stato contattato da una delle agenzie, ViralBeat, che si sta occupando di promuovere i nuovi servizi di GettyImages a una serie di fonti web, in gergo detti influencer. Ancora una volta BecomingAPhotoEditor è stato selezionato, il che mi fa molto piacere, è quello che vado cercando. La cosa divertente è che sono il coordinatore dell’Associazione di marketing di cui quella stessa agenzia fa parte e che dovrebbe occuparsi di monitorare l’eticità di certe operazioni. Intanto Getty mi sta fa un regalino (cinque immagini dal loro archivio, grazie) così che io scriva di loro, cercando di non farmi condizionare da questo eccesso di generosità nei miei confronti. Conflitti d’interesse? Non ne sono sicuro, a questo punto tracciare linee di demarcazione diventa complicato, e visto che non sono mai stato troppo furbo mi limiterò a raccontarvi le mie reali impressioni sui nuovi servizi di Getty Images:
Come sapete si tratta della più grande e innovativa realtà in fatto di distribuzione di fotografie, contenuti visivi, video e quant’altro. In effetti sono stati tra i primi nel 1995 ad investire sull’online tra le agenzie fotografiche. Oggi quattro milioni di persone usufruiscono dei loro archivi. La cosa che salta subito all’occhio è l’approccio fortemente marketing oriented. Da un’agenzia di fotografia ci si aspettano contenuti iconografici editoriali, reportage e cronaca. Getty si rivolge alle aziende facendo leve sulla facilità, la velocità e la forte personalizzazione del servizio per comunicare le aziende e i loro brand: se ci pensate bene, queste sono le tre qualità comuni ad una molteplicità di servizi oggigiorno.
Ma Getty è talmente grande che si non si lascia sfuggire nulla: produce fotografia su commissione, tra il suo staff ha fotografi di altissimo livello, riesce a coprire eventi in tutto il globo, ha tra l’altro un accordo con Flickr.
Alcuni dei nomi rappresentati da Getty: Spencer Platt, Paula Bronstein, John Moore e Brent Stirton per il reportage. Tra i grandi nomi della fotografia sportiva: Al Bello, Jamie McDonald, Donald Miralle, Ryan Pierse, Adam Pretty.
In più Getty mette a disposizione consulenza editoriale, ricerca iconografica, brand building per scoprire le immagini più adatte alla comunicazione di un’azienda.
Ancora, visto che starete già pensando una cosa del tipo: “maledetti, volete mangiare tutto il mercato della fotografia con le vostre fottute logiche capitalistiche”, ecco che Getty, pensa anche al fotografo free-lance. C’è un servizio, tra gli altri, che si chiama “Diritti e Liberatorie”:
Evita problemi futuri e risparmia tempo. Alle procedure legali pensiamo noi, tu puoi pensare alla creatività: consulenza gratuita di avvio progetto, liberatorie per personaggi famosi, proprietà di marchi registrati, agenti e legali a disposizione, addirittura la fase contrattuale, fornitura contratti, supervisione in termini di budget, scadenze, liberatorie e consegna finale.
I metodi per comprare su Getty sono i seguenti:
• Rights-Managed: compri solo l’utilizzo specifico in base a: mezzo utilizzato, tiratura, dimensione, posizione, durata e diffusione.
• Pacchetti licenza flessibile: un rights-managed che può essere usato su diversi media.
• Esclusiva: per immagini creative. In pratica si diventa gli unici acquirenti e detentori dei diritti di pubblicazione.
• Royalty-Free: una procedura semplificata e più economica in cui la tariffa è basata esclusivamente su dimensione e risoluzione dell’immagine.
• Licenze collettive: per gruppi di lavoro.
• Abbonamenti per gruppi, professionisti e testate editoriali.
Che dire? Di sicuro questo è il genere di realtà che sta fagocitando le agenzie storiche, insieme alla pirateria delle immagini. I libri si vendono in formato elettronico, i file musicali sono distribuiti su iTunes, le fotografie su Getty, Corbis, Reuters, etc… tutto a costi minori e con una possibilità di scelta da far venire il voltastomaco. In tutto questo gioco ho paura che il danno maggiore sia per i fotografi. Il mondo della musica sembra ormai aver capito che oggi il grosso del guadagno si ottiene attraverso le performance live, ma i fotografi non fanno concerti e devono sopportare costi insostenibili.
La fotografia come professione è diventata prerogativa di persone benestanti?